Flessibilità dei curricoli, integrazione dei sistemi, organizzazione scolastica e politica del personale
I percorsi integrati come “percorsi e progetti” che riguardano tutti, anche i licei, nell’ottica del suddetto innalzamento dell’obbligo.
di Gian Carlo Sacchi
Nel primo biennio dopo la scuola media, oggi divenuto obbligatorio, tali percorsi hanno il compito di orientare il soggetto e di contenere la dispersione, per evitare un ingresso nel mondo del lavoro senza adeguate competenze. I documenti ministeriali che guidano l’innalzamento dell’obbligo hanno sostanzialmente generalizzato il lavoro realizzato in questi anni con l’integrazione, ma spesso le scuole non se ne sono accorte, perché i bienni integrati (anche per ragioni di scarsa disponibilità finanziaria) si trovano in ghetti, più o meno dorati.
E’ buona norma in tutti i percorsi sperimentali evitare un’autoconservazione: o si passano a sistema o devono essere oggetto di ulteriore ricerca.
Nel primo caso, come si è detto, ci sono i dispositivi istituzionali, ma occorre una efficace azione di accompagnamento. Non si può far finta di non vedere che gli uffici dell’amministrazione scolastica, su indicazione ministeriale, attivano gruppi di studio per sperimentare ancora una volta le nuove indicazioni nazionali sul biennio e non tengano quasi in nessun conto le esperienze integrate, ma anche la Regione non si esprime compiutamente su tali attività, mentre nelle scuole, di nuovo in mezzo al guado, si potrebbe sviluppare un’azione quasi naturale di implementazione delle buone pratiche dell’integrazione nella generalità dei bienni, ma non si capisce qual è la loro reale autonomia nei processi organizzativi e nella gestione del personale.
Nel secondo caso si può costruire un sistema, in maniera bipartisan (le politiche dei due poli convergono a questo riguardo), che coinvolge il biennio, come innalzamento della qualità dei saperi e di prevenzione del disagio, a sostegno della motivazione e dell’orientamento, intervenendo sia dal versante scolastico, sia da quello formativo, e che si incarica di presidiare l’intero percorso delle qualifiche professionali triennali, in modo che si tratti davvero di equivalenza formativa e non di recupero (scontato), dove le qualifiche professionali possano aspirare alla formazione superiore (quarti anni, IFTS, ecc.), e non di scelte di risulta o a seguito di espulsione dal sistema scolastico.
In questa Regioni si continua ad operare nella convinzione che istruzione e formazione devono contribuire, ciascuna con la propria specificità (non vi sono infatti commistioni circa l’accreditamento delle strutture), ad irrobustire l’asse culturale ed a qualificare l’offerta formativa, arricchendo in tal senso, in alcune province, che speriamo possano aumentare, anche i percorsi di “obbligo formativo”.
Se si vuole fare un deciso passo avanti non si può a questo punto non rendere l’organizzazione scolastica più flessibile ed elaborare una politica del personale adeguata a dare sempre maggiore efficacia a queste esperienze.
Un’intesa tra Regione, Sindacati, Amministrazione Scolastica, Associazione delle Scuole Autonome ed Enti di Formazione Professionale, in quanto sulla stessa area di intervento ci sono tutti questi soggetti che non possono più intendersi solo per i contenuti e non avere alle spalle spazi di organizzazione comune. I percorsi integrati, infatti, oggi non sono più appannaggio degli istituti professionali, ma i “percorsi e progetti” di cui al comma 622 della legge 296/06, riguardano tutti, anche i licei, perché sono nell’ottica del suddetto innalzamento dell’obbligo.
Si deve lavorare dunque, a livello regionale, per un accordo di sostanza sui seguenti punti qualificanti:
- Il progetto integrato non si pone come struttura di recupero di alunni in difficoltà, ma come elemento di individualizzazione del percorso formativo e di orientamento; non si riferisce ad una parte, magari quella più marginale, dell’attività della classe, o peggio, di un concentramento di casi difficili nell’istituto scolastico, ma deve ispirare l’intero curricolo, in quanto gli esiti del percorso integrato sono pervasivi rispetto all’esperienza formativa.
- Progettazione e valutazione dei percorsi integrati rappresentano un momento di intensa ed efficace collaborazione tra i docenti dei due sistemi e debbono essere svolti in maniera congiunta, al fine di pervenire ad una organica certificazione delle competenze ed al riconoscimento dei crediti. Detto riconoscimento avrà valore sia tra i sistemi formativi e tra questi ed il mondo del lavoro, anche nell’ottica della formazione permanente.
- L’organizzazione dei percorsi integrati prevede modalità flessibili, sul piano dei curricoli, dei tempi della didattica, del funzionamento dei gruppi di apprendimento, dei contesti, dentro e fuori la scuola, che assicurano efficacia al processo formativo.
- Le diverse espressioni della didattica e della relazione educativa richiedono figure professionali adeguate, le cui competenze possono essere individuate all’interno del team integrato, nell’ottica dell’articolazione della funzione docente.
- Nei percorsi integrati si verrà a costituire un “consiglio di classe” che comprende docenti dei due sistemi, con il compito di seguire lo svolgersi della progettazione per quel determinato gruppo di alunni, al quale è demandata la responsabilità delle scelte didattiche e organizzative, in ordine agli orari delle discipline e delle attività, ed alla vigilanza degli allievi, secondo le diverse modalità di realizzazione programmate.
- La collaborazione tra i due sistemi dovrà essere ricercata anche sul piano burocratico, in modo da garantire i diritti degli utenti, ma nello stesso tempo consente di agire sulla semplificazione delle procedure e sulla relazione tra progettazione, realizzazione, certificazione, con il contributo delle amministrazioni provinciali e di quella scolastica.
- L’assegnazione dei docenti a tali percorsi avverrà in relazione alle particolari competenze e disponibilità; per la scuola, pur tenendo conto dei criteri stabiliti dal collegio dei docenti, i dirigenti scolastici avranno cura di valorizzare il contributo professionale, non esclusivamente in relazione alla disciplina insegnata, che i docenti possono assicurare al buon esito del progetto stesso; per la formazione professionale si cercherà di assicurare stabilità al personale, almeno in un ciclo formativo biennale. L’eventuale cambiamento dei docenti, interni al sistema, dovrà porsi nell’atteggiamento di diffondere l’innovazione introdotta dal percorso integrato, sia nell’istituto scolastico, sia presso l’ente di formazione professionale.
- Progettazione e valutazione dei percorsi integrati rappresentano un momento di intensa ed efficace collaborazione tra i docenti dei due sistemi e debbono essere svolti in maniera congiunta, al fine di pervenire ad una organica certificazione delle competenze ed al riconoscimento dei crediti. Detto riconoscimento avrà valore sia tra i sistemi formativi e tra questi ed il mondo del lavoro, anche nell’ottica della formazione permanente.
L’assegnazione del personale favorirà la collaborazione dei progetti integrati realizzati tra diversi ordini di scuole appartenenti al medesimo polo scolastico.
- L’attività dei docenti impegnati nei percorsi integrati prevedrà incentivi economici finalizzati alla progettazione, alle attività di coordinamento, ad altri impegni relativi a conferire efficacia al progetto, sia che si tratti di finanziamenti statali attribuiti agli istituti scolastici, sia regionali attraverso gli enti di formazione professionale.
Si dovrà favorire dunque l’uso concordato di tutti gli spazi di autonomia professionale e organizzativa previsti dall’attuale ordinamento statale e regionale e le relazioni sindacali nelle diverse strutture scolastiche e formative devono essere indirizzate a far conseguire ai percorsi integrati risultati di qualità. I sistemi sono maturi, bisogna intervenire; in tali contesti il sostegno all’azione è utile a consolidare la motivazione: stare fermi, si sa, equivale a rimanere indietro.
| fonte: | Gian Carlo Sacchi |
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| data: | mercoledì 13 febbraio 2008 |