La documentazione al servizio dell'integrazione

Personalizzazione Formative ed Evoluzione Organizzativa

Dall'agenzia formativa al Polo formativo tecnologico.

Un libro di Giuseppe Morsia e Giovanni Chiozza

Rara avis trovare un libro che parla di contenuti educativi e organizzativi in un centro di formazione professionale in un momento delicato per il settore. Ma è proprio quando all’orizzonte si profilano tinte fosche che una buona idea, soprattutto se praticabile e sostenuta da una qualificata esperienza, potrebbe rischiarare il futuro.

Non è una premessa retorica e chi è nel settore sa quanto bisogno c’è di futuro e questo libro può portare un contributo proprio perchè non si occupa immediatamente di “politica”, ma propone una riflessione che pur nata all’interno della formazione professionale e tutt’ora operante in tale contesto, si allarga più in generale al sistema formativo, sia per quanto riguarda l’innovazione didattica che organizzativa.

È nell’ultimo decennio, da quando cioè la legge Treu voleva trasformare i centri di formazione in “agenzie formative”, proprio per enfatizzare la centralità della persona che apprende, che all’ENAIP di Piacenza si è passati dal “corso”, quello standard, fondato sulle mansioni, al “percorso”, cioè al come accompagnare ogni singolo giovane nella sua formazione e verso il lavoro.

In questo periodo il ruolo giocato dalla formazione professionale nel panorama delle politiche scolastiche e formative è stato ed è notevole anche se spesso si attribuisce ad essa o la capacità di risolvere tutti i problemi di apprendimento, che permangono da altre parti del sistema, o la si considera la “seconda opportunità”.

L’idea portata dalla predetta legge era invece quella dell’education, cioè di coinvolgere tutte le realtà, in modo complementare, per il successo formativo, lungo tutto l’arco della vita, con una serie di servizi alla persona che il libro illustra nella sua concreta attuazione.

Organizzare tutta l’attività “a domanda individuale” potrebbe sembrare rischioso dal punto di vista dell’equità sociale, ma il salto culturale sta proprio qui: passare da uguali programmi di insegnamento in partenza a uguali punti di arrivo; il che lascia libera la didattica di occuparsi dei veri bisogni dell’utenza e di lottare efficacemente contro la dispersione.

Ecco allora che questa esperienza è utile per il sistema, perché non si sovrappone ad altre, ma si integra con esse proponendo per tutti l’ottica del processo, dei crediti più di quella del prodotto e dei titoli. Ogni pezzo del sistema appunto ha una sua autonomia e destinazione, ma insieme, in integrazione, si può sostenere l’apprendimento e favorire i passaggi e i confronti (anche internazionali) assumendo l’ottica delle competenze. È proprio attraverso questa strategia che l’esperienza illustrata nel volume può guardare al futuro, pedagogico e istituzionale, avendo arricchito l’offerta formativa nei percorsi integrati con le scuole.

Le competenze dunque sono la scala da salire lungo tutto l’arco della vita; esse consentono di tenere dietro al cambiamento, possono sostanziare i titoli e far “imparare ad imparare”.

Questo vale sia per la formazione generale che per quella tecnico – professionale e mette in evidenza l’efficacia formativa dei percorsi integrati. Nella nostra regione tali percorsi hanno cambiato sia la scuola sia la formazione professionale: è il dato professionale che ci interessa molto di più di quello politico, che spesso misura la qualità rispetto alla titolarità del percorso (e in questo equivoco sono cadute anche indagini nazionali in materia).

E allora il libro può dare indicazioni utili anche alla progettazione e gestione dei futuri poli tecnici e professionali nei quali saranno da decidere modalità di collaborazione tra soggetti, di progettazione didattica, di organizzazione: di “sistema territoriale”.

Proprietà dell'articolo
fonte:Gian Carlo Sacchi
data:martedì 3 luglio 2007