Verso un ecosistema formativo
Una riflessione sui contenuti del rapporto su scuola e formazione in Emilia Romagna, elaborato da Ufficio Scolastico Regionale e IRRE ER e presentato alla fiera del libro di Bologna.
di Giancarlo Sacchi
E’ un’iniziativa che sa ancora di primato, se si eccettua per la provincia autonoma di Trento, un rapporto annuale di questo genere non ha precedenti a livello nazionale. E’ la seconda volta che lo sforzo congiunto dell’Ufficio Scolastico Regionale e dell’IRRE coinvolge più di quaranta ricercatori per presentare il quadro dell’attività scolastica e formativa della regione.
Dar conto di una realtà così complessa ma nello stesso tempo interessante è un dovere per l’istituzione e un’occasione di riflessione di sviluppo, anche se questi lavori spesso fanno gola a chi vuole a tutti i costi giudicare, andando a cercare l’elemento “competitivo” spesso isolandone frammenti e sbattendoli in prima pagina, fornendo in tal modo un cattivo servizio sia alla corretta informazione sia all’analisi approfondita ed all’innovazione.
Il senso del rapporto è quello di conoscere per intervenire, investire, migliorare, per sostenere l’autonomia delle diverse realtà formative del territorio rafforzandone il senso di appartenenza e la motivazione alla permanente qualificazione. E’ dire ciò che si fa per farlo meglio, ma anche per essere consapevoli dell’importanza di continuare a farlo.
L’assumere una prospettiva federalista potrebbe generare anche una situazione di depressione se si teme che al trasferimento di competenze non corrispondano adeguate risorse; di qui la necessità innanzitutto di informare, di documentare, per fare in modo che i decisori si facciano carico del necessario sostegno e gli operatori traggano dai dati gli elementi per crescere nella loro autonomia ed in una sempre rinnovata capacità progettuale.
Un rapporto dunque per fare sistema, per promuovere le relazioni tra le scuole, tra queste ed altre realtà formative, perché venga riconosciuto socialmente il valore della formazione in dinamico e paritetico rapporto con la dimensione politica ed economica.
Sull’onda dei “descrittori” OCSE (contesto, risorse, processi, risultati, tendenze) una via emiliana alla conoscenza del sistema, verso un “ecosistema” formativo territoriale. Continuare a riflettere sulle potenzialità di questo sistema per confrontarsi serenamente con il cambiamento e le riforme recentemente varate a livello nazionale, condividendo un comune codice comunicativo ed operativo che faccia rete tra i livelli decisionali.
L’immagine è quella nota, un territorio di competizione – cooperazione, una regione con il “trattino”, si diceva già nel rapporto dello scorso anno; una visione allegorica, quanto anche antropologicamente fondata, dei due competitori dei famosi film ispirati da Guareschi, che cercano continuamente di superarsi, ma se “uno si attarda l’altro lo aspetta”.
Le reti di scuole in Emilia Romagna hanno assunto una dimensione assai rilevante (da 3 nel 1999 a 331 nel 2003) confermando la propensione al superamento dell’autoreferenzialità e la disponibilità ad un nuovo modello di gestione organizzativa che privilegia la dimensione orizzontale ed integrata per un effettivo sviluppo del territorio. Tale integrazione viene gradualmente estesa oltre ai sistemi formativi anche ai servizi alla persona ed alla comunità, alla ricerca ed innovazione, nonché ai “distretti” industriali e produttivi.
Sul piano delle risorse finanziarie si sa che regione ed enti locali sono ai primi posti per gli investimenti nel settore e che la spesa statale non è superiore alla media nazionale. Da qui se si considera che il PIL dell’Emilia Romagna è superiore se ne deduce che ormai è giunto il momento per una distribuzione “ponderata” dei finanziamenti rispetto alla qualità dei servizi offerti. In questo la recente sentenza della Corte Costituzionale è un chiaro segnale in tal senso.
Ciò è ulteriormente testimoniato ad esempio dall’aumento degli alunni disabili provenienti dal altre regioni e da un ampliamento della loro integrazione alle scuole secondarie di secondo grado, con risultati crescenti anche rispetto ai titoli di studio e certificazioni finali (più di 4000 insegnanti di sostegno e più di 30.000 ore di interventi educativi coperti dagli enti locali, anche attraverso l’impiego delle cooperative sociali e tutoraggio di giovani nei confronti dei disabili come impegno di volontariato).
Per effetto di un’apposita legge regionale sono stati costituiti inoltre 65 Centri di Educazione Ambientale distribuiti nelle varie province in gran parte operanti in collaborazione con le scuole.
Tutto questo in un’ottica di servizio formativo che vede il docente professionista “pratico – riflessivo” e “ricercatore”, al quale l’USR ha offerto un ampio percorso appunto di ricerca attraverso una convenzione con sette associazioni professionali.
E’ da riprendere qui quanto già detto circa i necessari investimenti su questo tipo di realtà. Se insomma garantire il diritto di tutti vuol dire diversificare anche notevolmente gli interventi occorre incrementare le risorse. I giovani stranieri sono qui perlopiù perché i loro genitori lavorano nella nostra regione, dobbiamo garantire loro la scuola perché la nostra società complessivamente ne ha bisogno, ma allora gli organici degli insegnanti ad esempio non possono più essere ripartiti semplicemente per numero di allievi senza considerare le esigenze formative specifiche di questi allievi. A meno che qualcuno non pensi, ma questo qualcuno non sta in Emilia Romagna, ad un servizio minimale, dove detti soggetti vengano accolti in strutture che gradualmente andranno ghettizzandosi sempre di più e non siano in grado di imprimere invece quella spinta formativa che è la necessaria base per l’integrazione.
Nel sistema di istruzione superiore non universitario sono stati realizzati 113 IFTS negli ultimi cinque anni, con 127 scuole, enti di formazione e sedi universitarie, che hanno coinvolto 1366 imprese. Sono state rilasciate certificazioni di competenze riconosciute dai diversi sistemi, il 67,6% dei frequentanti ha trovato un lavoro coerente entro sei mesi dalla fine del corso, ma altri hanno proseguito all’università o hanno realizzato attività autonome; il 12,8% dei frequentanti proveniva da altre regioni.
Tali percorsi sono stati utilizzati come occasione di formazione ricorrente da persone che avevano già un’occupazione.
Una ricerca che ha coinvolto l’IRRE e l’università di Piacenza ha messo a punto gli standard per l’Educazione degli Adulti.
Osservare un sistema che conta 500.000allievi, 65.000 addetti, 3.300 edifici largamente a norma, il 40% delle classi a tempo pieno contro il 25% a livello nazionale, dove ogni due aule normali c’è un laboratorio, dove c’è un computer ogni 8 alunni, ma il dato è in crescita, oltre un terzo delle scuole ha piuttosto regolarmente rapporti e scambi con altrettante realtà internazionali ed europee, non è una cosa di poco conto. Centrare obiettivi di questo genere in Europa vuol dire avere più risorse, e in Italia ? Nonostante si faccia un gran parlare di valutazione. Lo stato si arroga il diritto di valutare le competenze degli allievi, ma anche qui non si sfigura: i tassi di dispersione sono largamente inferiori a quelli nazionali. Gli aspetti più critici che si riscontrano negli istituti professionali sono fatti oggetto di “progetti integrati” con i centri di formazione professionale. Questi però non vengono utilizzati solo come strumenti di recupero, ma soprattutto per rendere il sistema nel suo complesso più attento alla dimensione formativa del lavoro e ad un più efficace rapporto con la formazione generale, per favorire l’orientamento. Sono in atto 73 iniziative al riguardo.
Non siamo di fronte ad un a regione che deve assorbire sprechi da parte delle spese dello stato, anzi il valore aggiunto è portato dagli enti locali che, come si è detto, figurano ai primi posti nazionali per investimenti in questo settore.
Non appassiona più di tanto la competizione sui risultati degli allievi, ma si preferisce curare la qualità del sistema e la capacità di innovazione. Ed ecco il nostro rapporto come “rendicontazione pubblica” . Rispetto alla standardizzazione delle prove per anni di studio si preferisce la flessibilità dell’offerta formativa e si ricerca il successo formativo a partire da un determinato contesto.
I risultati non sono infatti sempre misurabili, le risorse per la formazione sono investimenti in civiltà, anche se i nostri dati sugli apprendimenti sono i più alti del nord est, la macro regione in cui siamo inseriti.
Si può conoscere un sistema così complesso, che si intreccia inevitabilmente con le tante espressioni della società regionale ? Un giudizio sulla scuola diventa un giudizio sulla regione. La scuola svolge infatti un ruolo di sviluppo della comunità, è un luogo ove si producono conoscenze, memorie, dove si costruiscono identità, processi,metodi, procedure, strumenti operativi. La valutazione non è dunque un’attività aggiuntiva, ma una riflessione consapevole, costante, esplicita sul proprio lavoro.
Da questa riflessione emerge una scuola che mette “la persona al centro di una società competente”. Sono in atto infatti 11 accordi tra Ufficio scolastico Regionale, IRRE, Università, enti e agenzie formative. Una scuola regionale insomma con una forte carica di interdipendenza, ben radicata nel tessuto sociale e culturale: una scuola a misura di regione. Un tessuto sociale e produttivo esigente, un rete di autonomie locali che sollecita fortemente la scuola.
Come si vede anche il nostro rapporto sembra insufficiente a contenere tale mole di dati e di informazioni, non solo perché non si è data ancora una svolta decisiva sul versante valutativo, magari definendo adeguatamente gli “indicatori”, quanto perché risulta inadeguato lo stesso concetto di scuola. Infatti occorre riflettere se il prossimo rapporto non debba riguardare un sistema più ampio, quello della formazione e dell’education.
Occorre superare l’autarchismo degli organismi istituzionali che oggi agiscono a livello regionale sui diversi pezzi del sistema stesso, verso un “sistema formativo integrato”.
| autore: | Gian Carlo Sacchi |
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| data: | martedì 25 maggio 2004 |