Percorsi integrati e nuovo governo di sistema
Un commento all’accordo sottoscritto da Regione Emilia-Romagna ed Ufficio Scolastico Regionale con cui si completa il quadro di legittimità per l’avvio dei percorsi integrati.
di Giancarlo Sacchi
Governo e Regione intendono dunque fornire agli utenti alcune certezze in attesa del nuovo assetto istituzionale, la cui definizione non sembra proprio a portata di mano, in quanto si tratta di coniugare gli assetti indicati nella predetta legge n. 53 con la ridistribuzione delle competenze contenuta nella riforma del titolo quinto della Costituzione, già varata dal precedente governo, fino a giungere ad una regionalizzazione di tutto il sistema scolastico e formativo se verrà approvato il provvedimento sulla devoluzione attualmente in Parlamento.
In buona sostanza se si segue la logica della legge Moratti ci troviamo di fronte ad un sistema dell'istruzione nazionale, che cerca di individuare obiettivi e livelli essenziali anche sul fronte della formazione, invadendo così lo spazio delle regioni, con indicazioni per i piani di studio aventi valore per tutto il Paese, alle quali si aggiunge uno spazio di "interesse regionale". Se prevale l'idea già contenuta nel nuovo art. 117 della costituzione Stato e Regioni esercitano prevalentemente una "legislazione concorrente", con il primo deputato agli indirizzi generali ed alle seconde viene attribuito il potere esclusivo sul fronte dell'istruzione e formazione professionale. Nulla si dice sulla gestione del sistema scolastico, ma non si può escluderne una progressiva regionalizzazione, in un quadro appunto di sistema, che sarebbe resa definitiva dal progetto di legge Bossi, forse anche senza tale quadro.
Come si vede la matassa è notevolmente ingarbugliata ed allora forse è meglio aggrapparsi ai protocolli se si vuole individuare una strada che domani potrà anche avere soggetti gestori e sistemi di governo diversi, ma che intanto consente di lavorare concretamente sui territori per cercare risposte efficaci in entrambe le direzioni, sia della formazione generale che di quella professionale.
Nella nostra regione a sostegno di questa impalcatura interviene l'ormai famosa legge Bastico, anch'essa però solo in parte potrebbe coprire le esigenze di governo dell'intero sistema, come già dimostra la recente sentenza della Corte Costituzionale in merito alla gestione degli organici del personale della scuola.
È dunque la serie dei protocolli prima citata che indirizzano il nostro sistema regionale e consentono di gestire appunto la transizione. C'è da chiedersi peraltro come i protocolli stessi, per ciascuna regione, non abbiano già realizzato il federalismo scolastico, compresi quegli scompensi pedagogici ed economici di cui tanto ci si preoccupa rispetto alla funzione di un sistema nazionale.
Anche se è stata data priorità ad attività integrate tra gli istituti professionali ed i centri di formazione, si tratta soltanto dell'avvio, a cui seguiranno, già a partire dal prossimo anno, i tecnici e poi anche i licei, a dimostrazione che non si vuole costruire solo la seconda gamba del sistema, ma rendere complementare la formazione generale con quella professionale, valorizzando ed integrando le diverse caratteristiche dell'offerta, per qualificare il sistema nel suo complesso, a misura del territorio regionale, delle sue esigenze e potenzialità.
Il punto forte di questo impianto è l'incontro delle culture professionali presenti nei due sistemi che intervengono in una progettazione integrata e l'innovazione metodologico - didattica, che ricerca strategie per aumentare il successo formativo sul piano dell'apprendimento e della motivazione.
Al termine del primo ciclo i ragazzi possono iscriversi ad un indirizzo scolastico o ad un percorso integrato, valorizzando sia la dimensione formativa che quella orientativa. Entrambe forniscono crediti per sostenere la prosecuzione, questa volta anche nel sistema formativo, senza che questo voglia dire diminuzione di qualità didattica e di stimoli formativi: l'integrazione, infatti, rimane come intervento, a geometria variabile, nei vari indirizzi scolastici e/o professionali.
Il primo vero traguardo pedagogico è il biennio, al quale si aggiungerà un altro anno per pervenire ad una qualifica regionale, che va a sua volta integrarsi con quella degli istituti professionali, ma potrebbe, per effetto dell'integrazione appunto, definirsi in termini di uscita laterale anche in altri ordini di scuola, oppure servire per la prosecuzione in entrambi i sistemi, con il relativo riconoscimento dei crediti. E qui ci sarà da capire da un lato che ne sarà del quarto anno previsto dalla legge n. 53, anche rispetto agli attuali indirizzi tecnico - professionali quinquennali, e, dall'altro, quali saranno gli standard da utilizzare per il riconoscimento delle qualifiche su tutto il territorio nazionale.
E' certo che gli standard sono ancora un problema anche per la nostra regione data la diversa logica che ha presieduto alla definizione di quelli relativi alle competenze generali, peraltro già emanati con un provvedimento avente valore nazionale, e quelli professionalizzanti che risentono molto del retroterra specialistico e territoriale.
Il percorso integrato non è solo una preoccupazione del secondo ciclo, ma ha le sue radici nel primo, soprattutto nella scuola media. Se vogliamo veramente invertire la tendenza della subcultura, occorre intervenire nelle strategie orientative, che non sono ovviamente soltanto quelle della scelta dell'indirizzo, ma di come il curricolo della scuola precedente e l'atteggiamento dei docenti si pongono in relazione al quadro culturale ed educativo di riferimento. La scelta residuale nasce molto prima del momento dell'iscrizione, da chi continua a considerare l'otium contrapposto al negotium e mettere questo in relazione con il raggiungimento degli apprendimenti cognitivi, con buona pace delle intelligenze plurali.
È dunque un menage a tre, che coinvolge anche i docenti delle scuole medie, non solo per passare informazioni, ma per vedere quale tipo di mediazione culturale appunto accompagna questi dati, i quali dovranno poi essere trasferiti alle famiglie e fatti oggetto di percorsi formativi con gli allievi, che sfociano nella scelta di un nuovo indirizzo.
Superato dunque il dualismo tra istruzione e formazione professionale, e agganciato saldamente il percorso alla dimensione evolutiva e orientativa, allora non si deve aver paura di assumere la corresponsabilità del processo, sia per quanto riguarda la progettazione che la valutazione. I consigli di classe non possono essere i luoghi della spartizione tra gli ambiti disciplinari e le conseguenti azioni valutative; si devono costituire team integrati che organizzano le strategie didattiche e ne verificano gli esiti. La norma che prevede una sorta di divisione percentuale del curricolo evidenzia l'esigenza di garantire i diritti degli studenti rispetto ai punti irrinunciabili dell'offerta, ma non può irrigidire burocraticamente la gestione del piano di studi e di attività che va calibrato sugli obiettivi di apprendimento e sugli aspetti metodologici, pur conservando i presupposti appunto comuni.
Dalla recente legge n. 53 si evince chiaramente il superamento del modello amministrativo di consiglio di classe per introdurre un gruppo di docenti/valutatori più flessibile in relazione al "piano personalizzato".
L'obiettivo formativo sarà pienamente raggiunto se l'allievo potrà beneficiare di un "accreditamento" delle competenze acquisite che potrà spendere sia in ulteriori momenti di formazione che lavorativi, e tale metodo lo accompagnerà lungo tutto l'arco della vita, anche oltre ai titoli formali.
Al centro di una rinnovata pedagogia per obiettivi non ci stanno solo le discipline, ma i saperi e i "nuclei fondanti" la conoscenza nei diversi campi, tanto i comportamenti attesi quanto le dinamiche formative e gli orizzonti di senso, i rigidi profili professionali e le qualifiche vengono sostituiti da competenze "reticolari" in continua evoluzione.
Dovrà quindi essere dato largo spazio alla programmazione modulare, che consente comunque un'adeguata certificazione, avendo di mira più la componibilità e la crescita progressiva, che le performances ed risultati attesi. La flessibilità nella costruzione dei curricoli lascia molto spazio ad azioni di motivazione ed al potenziale innovativo della metodologia.
Nella nostra regione una tale sperimentazione potrà sicuramente rilanciare una nuova azione di sistema e, comunque, non può non far pensare ad una forse non troppo avveniristica soluzione istituzionale.
| autore: | Giancarlo Sacchi |
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| data: | lunedì 26 aprile 2004 |